Quanti cinefili si saranno chiesti quali fossero i film preferiti dal grande regista svedese Ingmar Bergman? Ecco svelato il mistero.
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La passione di Giovanna d’Arco (Carl Theodor Dreyer, 1928)
Dreyer evita di girare un’agiografia e decide invece di concentrarsi sull’ultimo giorno di vita di Giovanna d’Arco. Il film è considerato da molti come l’ultimo grande capolavoro del cinema muto e, proprio come ogni vero capolavoro che si rispetti, la pellicola è stata protagonista di un’odissea sia produttiva che successiva alla sua uscita nelle sale. Se i problemi produttivi, dovuti ai drastici cambiamenti decisi dallo stesso Dreyer, ci hanno consegnato questa inestimabile opera; un incendio, verificatosi pochi anni dopo l’uscita del film nelle sale, ha rischiato di cancellarne per sempre ogni sua traccia autentica. Fortunatamente, il ritrovamento di un negativo con la versione originale del film nel 1981, pose fine alla disperazione dei cinefili e degli storici del cinema.
Il carretto fantasma (Victor Sjöström, 1921)
Sjöström, conterraneo di Ingmar Bergman, era un regista-attore col pallino della sperimentazione sull’immagine: forti contrasti di luce, sovraimpressioni e angolazioni insolite fanno dei suoi lavori una vera e propria esperienza visiva. Il carretto fantasma, popolato da fantasmi, demoni e allucinazioni, fu quindi un’occasione particolarmente ghiotta per imprimere sulla pellicola le idee del regista. L’influenza di Sjöström sulla tecnica di Bergman è innegabile.
Il porto delle nebbie (Marcel Carné, 1938)
Il film valse a Carné il premio per la miglior regia alla sesta Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il porto delle nebbie è un dramma ispirato all’omonimo romanzo del 1927 di Pierre Mac Orlan, in cui un disertore dell’esercito coloniale francese si trova a difendere una ragazza dal proprio tutore durante la fuga.
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