Festa del Cinema di Roma: considerazioni finali sulla decima edizione

festa del cinema di roma
Un cambiamento radicale quello della Festa del Cinema di Roma, forse necessario, ma sarà il tempo a farci capire se sono state fatte le scelte giuste.

 

Chi ha partecipato alle scorse edizioni di quello che era il Festival del Cinema di Roma, si sarà inizialmente trovato un po’ spaesato in questa strana decima edizione. La manifestazione romana ha subito una rivoluzione radicale di cui forse non si riesce a cogliere l’importanza nell’immediato, ma che potrebbe portare a grandi risultati negli anni a venire. Antonio Monda, il nuovo direttore sopraggiunto dopo i tre anni di Marco Müller, non ha voluto puntare sul glamour, non sulla politica, nemmeno sui titoli di grande richiamo; il protagonista di questa decima edizione doveva essere (ed è stato) il cinema. Ancora più importante è stato però il co-protagonista della Festa, ovvero il dialogo, perché il pubblico è stato rimesso al centro. Il pubblico ha deciso il vincitore di quest’anno (e viste le discutibilissime scelte delle giurie degli ultimi anni, eliminarle è stata una saggia decisione), Angry Indian Goddeses, bellissimo film indiano sul ruolo della donna nella società. Ma non si tratta solo di prendere decisioni, durante la manifestazione ci sono stati ben nove incontri (otto dei quali andati sold-out) e decine di proiezioni a ingresso libero sparse per tutta la città, grazie anche all’inclusione del Cinema Trevi all’interno delle sale disponibili, il quale è diventato un cinema completamente gratuito a partire dallo scorso Settembre, poiché di gestione istituzionale e collegato con la Cineteca Nazionale.

L'italiano "Lo chiamavano Jeeg Robot" è tra i film favoriti di quest'anno
L’italiano “Lo chiamavano Jeeg Robot” è tra i film favoriti di quest’anno

Insomma, la Festa del Cinema di Roma del 2015 è stato un evento particolarmente democratico, tenendo anche conto del vistoso calo del prezzo dei biglietti. È mancato il nervosismo delle scorse edizioni, e anche la sciocca competizione nel volersi accaparrare quante più prime mondiali possibili, magari con attori di grande spessore da piazzare sul red carpet, lasciando la qualità in secondo piano. L’atmosfera di quest’anno è stata decisamente più tranquilla, sembrava di guardare il festival attraverso un filtro ovattato che ne togliesse la tipica nevrosi. Il prezzo della democratizzazione è stato un Villaggio del Cinema decisamente meno entusiasmante, ridotto di più della metà delle dimensioni a cui eravamo abituati e che ha subito la mancanza della sala più grande e spettacolare dell’Auditorium, la Santa Cecilia. Per questo è mancata la mondanità e il glamour delle scorse edizioni, ma a ben vedere la Festa si è allargata, per la prima volta si è andati molto oltre lo spazio del Parco della Musica e di Piazza Barberini, perché si è arrivati al quartiere Pigneto, dove sono rinati due cinema chiusi, fino ai quartieri Prati e Trionfale. La Festa ha abbracciato una porzione molto più ampia di Roma, e ha voluto essere più culturale, più cinefila, quasi più borghese nel suo però voler essere per tutti.

room
Anche l’irlandese “Room”, già vincitore a New York, è tra i favoriti della decima edizione

Ad essere però più entusiasmanti quest’anno sono state le manifestazioni parallele: Alice nella Città e MIA (Mercato Internazionale dell’Audiovisivo). La sezione della Festa dedicata ai più giovani ha visto una selezione di film tra le migliori di tutte le edizioni precedenti, e che ha visto vincitore il tedesco Four Kings opera prima di Theresa Von Eltz. Ma a sorprendere davvero è stata la prima edizione del MIA, riuscito ad andare oltre ogni più rosea aspettativa. Per la prima volta l’Italia dell’audiovisivo ha fatto sistema mettendo a segno un altissimo numero di trattative fra film venduti (Non essere cattivo di Caligari il più richiesto, insieme a Io e lei e a Le confessioni di Roberto Andò), serie tv (incredibile il successo di vendite per Montalbano) e richieste di co-produzione con l’estero. Gli accreditati sono stati 1317 con oltre 250 visitatori. Riccardo Tozzi, presidente Anica, ha dichiarato riguardo al successo della manifestazione:

Il Paese sta rinsavendo, sta riprendendo il senso della realtà massacrato negli ultimi decenni: non abbiamo fatto MIA per farci pubblicità o propaganda, né per esporre gli apparati di partito, bensì per recuperare l’esperienza, la prima al mondo, del Mifed, il mercato di Milano.

In conclusione, il pubblico sarà forse rimasto un po’ amareggiato dalla semplicità di questa decima edizione della Festa del Cinema di Roma, ma la manifestazione ne ha guadagnato parecchio in qualità, sia cinematografica (niente più film orrendi inseriti solo per attirare pubblico) che organizzativa, e possiamo star certi di aver assistito all’edizione meno politicizzata del festival, che anche per questo è stato più leale e più sincero.

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