Dario Argento e William Friedkin si confrontano a Roma

dario argento
Due grandi registi dell’horror si sono confrontati ieri alla Festa del Cinema di Roma, in un incontro mediato dal direttore Antonio Monda: Dario Argento e William Friedkin.

 

Dopo l’incontro con Wes Anderson e Donna Tartt (qui l’articolo a riguardo), la giornata del 19 Ottobre alla Festa del Cinema di Roma è proseguita con due altri grandi nomi del cinema: Dario Argento e William Friedkin. I due maestri dell’horror non potrebbero avere caratteri più diversi, eppure sono ottimi amici con una profonda stima reciproca, come hanno dimostrato durante l’incontro con il pubblico tenutosi ieri sera nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica, ma anche sul red carpet, su cui si sono comportati come due giovani ragazzini imbucati a una festa, per la felicità del pubblico. Friedkin, innamorato da sempre del cinema italiano, ha omaggiato Argento con alcune clip tratte da Profondo Rosso e il regista italiano ha a sua volta ricambiato con gli spezzoni tratti da L’Esorcista. Il premio Oscar William Friedkin ha poi raccontato cosa ammira in particolare del cinema di Dario Argento:

Il mio film preferito di Dario ? È impossibile sceglierne uno, la sua opera deve essere analizzata nel complesso. Ammiro il suo lavoro come un fantastico esempio di arte moderna. Ho imparato che quel che fa è unico perché lo fa in base alla sua ispirazione, scrive anche sceneggiature ma non gli interessa tanto quello, quanto ciò che cattura la macchina da presa, gli attori, i colori, i setting, sono come il lavoro di un pittore impressionista. Anche loro avranno avuto dei bozzetti e un’idea precisa in testa ma poi hanno lasciato correre la loro immaginazione e io ho imparato questo da lui, a lasciar correre l’immaginazione. La sequenza di Profondo rosso che avete visto: Inizia come una sequenza normale, ma il suo uso della musica e di angolazioni particolari ti fanno sentire la paura e non sai quando arriverà il momento terribile in cui questa si concretizzerà e quando arriva è scioccante. Questo film mi fa lo stesso effetto di una pittura di Goya e di Caravaggio. Altri registi usano un sacco di effetti visuali per fare paura, lui usa solo una macchina da presa curiosa e una colonna sonora in contrasto con l’immagine. I registi che mi hanno ispirato di più sono italiani: Leone e Dario ma anche Fellini, Rossellini, Bertolucci, Rosi, Scola. La cosa unica di Dario è che prende la paura e la morte e le rende spettacolari, è un trucco magico nel cinema e non molti ne sono capaci. I film horror sono un genere fantastico per l’arte ma non molti lo prendono sul serio così come Vermeer e Van Gogh non vendevano quadri, tanti critici non capiscono l’arte dell’horror.

Dario Argento ha risposto così alle lodi del suo amico:

Friedkin è un gigante ed esprime la sua energia nei suoi film, ha fatto tanti capolavori, a partire da Il braccio violento della legge fino a L’esorcista che è un capolavoro enorme, ha fatto dei film che nessuno per quanto ci abbia provato è più riuscito a eguagliare. Io avrei voluto avere la sua energia, lui ha fatto davvero di tutto, cinema, televisione, opere liriche, e l’ha fatto sempre al meglio, mi piacerebbe seguire le sue orme e imitarlo in questo.

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Nel corso dell’incontro, Friedkin ha anche scherzato sulle proprie paure, affermando che una delle cose che lo terrorizza di più è il traffico romano. Dario Argento ha invece affermato che il successo dei propri film sia dipeso dal fatto che provenissero dalla propria intimità:

Molte cose mi spaventano nel mondo di oggi. Non saprei dirne una sola. Poi ci sono le mie altre paure, più profonde, che vengono dall’inconscio, dalla sessualità, e questo spiega perché i miei film sono diffusi nel mondo, è qualcosa che nasce da dentro e dunque è di tutti e per tutti.

William Friedkin ha poi parlato più nel dettaglio del proprio capolavoro, L’Esorcista:

Tutto quello che avete visto accadde nel caso reale su cui è basato il film. Su quel ragazzino, che aveva quattordici anni, la tv americana sta per fare un documentario, è ancora vivo e lavora nell’aeronautica spaziale, non si ricorda niente di quel che gli successe. Io ho fatto questo film come credente, non l’ho fatto da cinico ma credendo nell’insegnamento di Gesù e nel potere di Cristo, so che non è popolare dirlo ma io credo e ho visto i diari non solo dei preti ma anche dei medici, delle infermiere e dei pazienti dell’ospedale dove era curato. All’epoca non si sapeva niente di questo, nemmeno Blatty lo sapeva, ma ora se cercate su Google trovate un articolo di quattro pagine del Washington Post che afferma che era un caso di possessione e di esorcismo. Io ho parlato con la zia del ragazzo che mi ha detto cose che non erano nel libro, ci credevo e ci credo ancora: solo tre casi negli Stati Uniti nel secolo scorso sono stati autenticati come possessione demoniaca e questo era uno di quelli. Perché il film ha resistito così a lungo e ha avuto tanto successo non lo so, posso dirvi “grazie a Dio”, perché esiste anche un dio del cinema che ti fa scegliere gli attori giusti (in gran parte esordienti in quel caso), il miglior direttore della fotografia eccetera, ma non ho mai pensato a quel film come a un horror. Nella vita ci sono tanti misteri, il mistero dell’amore e quello della fede e per me è un film sul mistero della fede. Non sarei mai riuscito a farlo come horror, anche se molti lo considerano tale e va bene così. Ci ho provato qualche anno dopo e ho miseramente fallito. Per questo rispetto gli horror, anche se in genere non mi spaventano. Ma mi fanno paura Psycho, 4 mosche di velluto grigio, L’uccello dalle piume di cristallo, Profondo rosso, Suspiria, Tenebre e Phenomena, anche quelli che Dario non ama. Lui è un maestro nel genere e io non riuscirei a fare un film dell’orrore neanche se ne andasse della mia vita.

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