Mune – Il guardiano della luna: film da rivalutare

Oggi parliamo di un pregevole esempio di animazione europea, purtroppo sottovalutato e poco conosciuto, almeno in Italia: Mune – Il guardiano della Luna.

 

 

Oggi non vi parlerò animazione giapponese ma di Mune – Il guardiano della luna, film d’animazione francese del 2014, distribuito in Italia lo scorso anno da Notorius Pictures. Diretto da Alexandre Heboyan e Benoit Philippon, questo film merita secondo me molta più attenzione, e vi spiegherò il perché. Partiamo prima con la trama:

I due guardiani della luna e del sole sono ormai anziani ed è ora che scelgano il loro successore. La scelta del nuovo successore di guardiano solare ricade su Sohone, un diurno composto di ambra, forte e sicuro di sé. Mentre ad occuparsi della luna c’è il piccolo fauno lunare Mune, che non sapendo bene in cosa consista l’essere guardiano, non si sente all’altezza del compito. Difatti combina un disastro dopo l’altro, mettendo il guardiano delle tenebre nella condizione di rubare il sole. Mune e Sohone si alleano, dunque, per partire alla ricerca dell’astro perduto. Saranno accompagnati dall’aggraziata  e fragile Glim, fatta di cera, in pericolo costante sia al caldo come al freddo, ma più coraggiosa persino dei due guardiani messi assieme.

In un saturo panorama delle odierne animazioni occidentali, con un perfetto uso della tecnica, ma con storie che sembrano fatte quasi sempre con lo stampino, fa piacere trovare, qualche volta, prodotti che escano un po’ fuori dal coro. Mune ci fa dono di nuove tematiche che, seppur siano semplici e leggibili nei suoi riferimenti, mostrano in realtà una complessità e una problematicità ignota alla maggior parte dei blockbuster del genere. Nonstante il film annunci che provenga “dai creatori di Kung Fu Panda”, Mune è in realtà un prodotto al 100% europeo, di stampo francese: solo Heboyan (qui al suo esordio alla regia di un lungometraggio, mentre Philippon aveva diretto il film live action Lullaby for Pi) ha effettivamente alle sue spalle esperienze di animatore per la Dreamworks, con lo stesso Kung Fu Panda e col successivo Mostri contro Alieni.

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Mune non è un film per soli bambini, difatti vengono affrontate tematiche più ostiche ma comunque abbastanza chiare e tangibili, condite da una nota poetica. Difatti l’alternarsi del giorno e della notte è assicurato dall’incedere di due “templi”, due creature mitologiche di fattezze animalesche e proporzioni colossali, guidati a loro volta dai rispettivi guardiani. Il tempio del giorno, un ammasso di pitera a forma di leone, trascina il sole lungo il pianeta, mentre la luna è legata al tempio della notte, un enorme cammello con il becco di uccello. Miyazaki e il suo castello errante sono certamente tra le massime ispirazioni, ma il disegno di Mune è una creazione originale. Oriente e Occidente si fondono nel racconto e nell’abito di questa parabola sulla responsabilità che abbiamo nei confronti dell’organismo che ci ospita e sull’equilibrio come bene prezioso, da garantire ad ogni costo. Heboyan, che ha fatto esperienza di animazione presso la Dreamworks, in particolare su Kung Fu Panda, riprende da lì l’idea di un protagonista all’apparenza insignificante rispetto alle richieste del ruolo per cui è stato scelto, che stupirà se stesso e gli altri mostrando di possederne, invece, l’essenza più pura. Allo spettacolo della natura si aggiunge così lo spettacolo che può dare l’individuo spronata dalla causa più nobile.

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Visivamente, il film si rivela anche sotto questo punto di vista molto eloquente, sia nella gestione cromatica, sia nello stile di disegno dei personaggi che rivela un gusto spesso mai scontato (va citata inoltre la figura, narrativamente interessante, della ragazza di cera, appartenente a un territorio di confine tra giorno e notte). Sicuramente molto originali sono state le sequenze in 2D che rappresentano i sogni del protagonista, sottolineando visivamente un universo onirico separato da quello in cui la storia si svolge: qui, l’animazione digitale cede il passo al disegno tradizionale, con un tratto stilizzato in cui si fanno più evidenti i legami con quell’universo anime e (soprattutto) manga, che è parte integrante dell’immaginario del film. Una saggia scelta e non banale, che colpisce l’occhio ma si rivela anche narrativamente adatta; elemento che arricchisce ulteriormente un film che trova nella varietà dei suoi riferimenti, ma anche nella sua ottima compattezza, i suoi pregi portanti.

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Infine dico, Mune – Il guardiano della luna è un progetto da non sottovalutare, poiché non è il solito film d’animazione rapido e incalzante a cui siamo abituati. Qui tutto è leggermente più placido, senza rinunciare all’enfasi spettacolare in quei frangenti dove bisogna alzare i toni. Una nota di colore accattivante insomma; quando l’animazione al cinema non necessita per forza dello stop motion per proporre qualcos’altro.

Ecco, per concludere, il mio omaggio al film, non dimenticate di venire a trovarmi anche sulla mia pagina Facebook: Marghy’s Art.

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Fanart di “Mune – Il Guardiano della Luna” realizzata da Francesca Pagano (Marghy’s Art)

Fonti: Cineblog.it, Quintilian – Rivista di critica cinematografica.

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